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Il record della pizza più lunga del mondo? L’America lo ha sottratto a Napoli

di Giuseppe A. D'Angelo

Foto di EPA/Eugene Garcia

Tanto perché lo sappiate, dal 10 giugno 2017 Napoli non detiene più il record della pizza più lunga del mondo. Il primato è passato dalle coste partenopee a quelle californiane. Per la precisione, alla città di Fontana, a un’ora d’auto da Los Angeles.

Ebbene sì: gli americani ci hanno scippato il record. Con tanto di certificazione ufficiale da parte del Guinness World Records, che ha attestato la lunghezza della pizza a 1.93 km (o 6333 piedi per gli americani). La pizza è stata stesa su delle impalcature installate all’interno dell’autodromo di Fontana, nella contea di San Bernardino.

Ne avevo parlato giorni prima in un lungo post sulla mia pagina Facebook, evidenziando come per il tentativo di record (stabilito) a Napoli il 18 maggio 2016 si mosse tutta la stampa nazionale; mentre invece questo particolare evento stesse passando alquanto in sordina.

Adesso il record per la pizza più lunga del mondo è stato battuto e non appartiene più a Napoli, ma agli Stati Uniti: il popolo che è convinto di aver inventato la pizza ora non avrà più davvero dubbi sulla sua paternità. D’altronde, nel comunicato del sito ufficiale dell’evento gli organizzatori stessi dichiaravano come fosse “incomprensibile” per loro che il primato fosse detenuto al di fuori dagli USA. Tra l’altro non facendo nessun cenno alla città natale della pizza, eppure sfruttando in modo massiccio le foto dell’evento su via Caracciolo.

Vorrei anche ricordare che tra i vari sponsor del record americano abbiamo la farina Caputo: l’Antico Molino napoletano sponsorizzò anche il tentativo del 2016, e ne decantò le lodi con orgoglio quando definì il nostro record “un’impresa fatta di amore e di grande attaccamento per le proprie radici, di rispetto per le tradizioni più autentiche, che ci rendono unici agli occhi del mondo intero”. Difficile riuscire a digerire questo tipo di ipocrisia da parte di quelli che si autoproclamano i produttori della “farina migliore del mondo” (ma che per molti pizzaioli è un prodotto per lo più commerciale).

Certo, io parlo con il livore di un amante della pizza napoletana, orgoglioso delle proprie radici e tradizioni. Non posso certo prendermela con gli americani per aver voluto infrangere un record. Come non posso prendermela con un intero paese che lucra molto di più sulla pizza di quanto noi a Napoli siamo mai riusciti a fare. Con catene come Domino, Pizza Hut e Papa John’s che dominano il mondo a dimostrazione dello spirito imprenditoriale di cui sono dotati e la massiccia organizzazione.

Ma sono davvero così organizzati, gli americani? Perché al di là delle foto e dei video pubblicitari dell’evento, ci sarebbe da andare più a fondo. E per farlo, se non si ha avuto la possibilità di assistere dal vivo, basta raccogliere le testimonianze degli spettatori. Che hanno riversato sulla pagina ufficiale dell’evento Facebook una marea di lamentele sulla pessima gestione [Aggiornamento 13/06/2017: la pagina dell’evento è stata cancellata, il link in questione è ora obsoleto].

A quanto pare, infatti, per quasi tutta la durata della preparazione della pizzala zona di lavoro è stata off-limits alla maggior parte del pubblico, accorso in massa apposta per assistere (e pagando $5 dollari di parcheggio). A parte i media e i familiari dei partecipanti all’evento, nessuno ha potuto davvero assistere alla realizzazione della pizza. E la promessa della pizza gratis distribuita al pubblico sarebbe sparita quando, dopo aver aperte le transenne, la security avrebbe immediatamente respinto la folla per questione di ordine pubblico, lasciando tutti a secco. Tranne quelli che la pizza l’hanno fatta e i media, i primi a poterne godere.

Aggiornamento 12/06/2017: a quanto pare gli amministratori della pagina dell’evento hanno cancellato tutti i commenti negativi, bloccato l’aggiunta di altri commenti a post precedenti e impostato l’approvazione di nuovi commenti da parte dell’admin. In questo secondo video è comunque ben visibile come l’area di preparazione della pizza fosse frequentata dai soli addetti ai lavori e non c’era uno spazio riservato a un vero e proprio pubblico che potesse assistere (come a Napoli, insomma).

Non che si siano persi molto. A quanto pare, chi ha mangiato la pizza ha detto che era disgustosa, “dal sapore di cera”. Ma c’è da meravigliarsi? La meccanica della preparazione consisteva nello stendere sull’impalcatura una serie di fogli di impasto preparati in anticipo. Centinaia di volontari (non pizzaioli) hanno poi versato litri di pomodoro e quintali di formaggio. E tre forni elettrici mobili (elettrici!) hanno cotto il tutto.

Personalmente sono molto avvilito. Ma alcuni di quelli che hanno commentato il mio post mi hanno fatto riflettere: più di una persona ha infatti detto “lasciamo che si tengano loro la pizza più lunga del mondo… noi abbiamo la più buona del mondo”. Verissimo. E nessuno potrà mai cancellare le immagini dell’evento sul lungomare più bello del mondo.

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