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25 aprile – 15 maggio: un biglietto aereo preso di punto in bianco appena due mesi prima, e nel giro di poco mi sono ritrovato in Corea. Un viaggio molto improvvisato (come quasi tutti quelli che sto compiendo negli ultimi anni), che mi ha poi successivamente portato per la terza volta anche in Giappone, e poi a Hong Kong e Pechino. Ma concentriamoci su un paese alla volta.
Chiaramente, quando dico Corea mi riferisco chiaramente alla Corea del Sud: il tempo di andare alla zona demilitarizzata nemmeno l’ho trovato, figuriamoci varcare il confine (come se fosse facile, poi…). Per comodità, però, mi riferirò al paese con il nominativo singolo. E vi faccio un piccolo spoiler: nonostante le tre settimane a disposizione, le pizzerie provate sono state davvero poche.
Quando viaggio in paesi la cui cultura culinaria mi è sorprendentemente affine (sì, perché io so’ schizzinoso, non provo tutto) mi riesce difficile dare spazio alla pizza come vorrei: anzi, è una scelta vera e propria. Siccome nessuno mi ha investito della sacrosanta missione di provare ogni singola pizzeria del globo – per quanto vorrei – preferisco magari dare loro uno spazio più ridotto. Ma cerco di selezionarle: dopo dieci anni di blog, in cui tutti ormai parlano delle pizzerie più famose nel globo sponsorizzate dalle classifiche, il mio sguardo si è spostato verso i nomi meno conosciuti.
Ed è per questo che non troverete un vincitore di classifiche come Spaccanapoli a Seoul, qui: certo, mi avrebbe fatto piacere provarla, ma tanto ne parlano già tutti, io posso rimandare alla prossima. È anche per questo che, per quanto questo blog si sia sempre concentraro sulla pizza napoletana, alcune di queste pizzerie deviano parecchio dalla metodologia tradizionale. E va bene così: ormai da anni ho imparato ad allargare lo sguardo e ad andare oltre la mia terra (e se seguite i miei profili Facebook e Instagram dove parlo per prima delle pizzerie che visito, ve ne sarete resi conto). D’altronde, così è più divertente, e ci si imbatte anche in chicche il cui pregio non è tanto il prodotto, quanto la storia dietro.
E allora, siete pronti per un altro fantastico viaggio? Scopriamo insieme dove mangiare la pizza napoletana in Corea.
Vera Pizza & Pasta, Itaewon, Seoul

Il nome è l’affiliazione AVPN lasciano ben poco all’immaginazione: qui si serve pizza napoletana verace e cucina campana. Ma l’ambiente non è certo quello della trattoria rustica: il locale occupa l’intero terzo piano di un edificio di lusso, nel cuore di un quartiere davvero carino. L’arredo è un po’ stereotipato, con abbondanza di maioliche vietresi e pergole di limone, ma devo dire che non mi ha disturbato: a suo modo c’è un certo gusto per l’eleganza. La pizza scelta è ovviamente una Margherita: piccola, friabile e un po’ tenace. Non male, ma il meglio deve ancora venire nei prossimi giorni. In questo locale imparo l’abitudine tutta coreana di servire sempre la pizza con un’insalatina e dei sottaceti di accompagnamento. Paese che vai…
Volare, Banpo, Seoul

Siamo molto a sud nella città, quasi nei pressi di Gangnam. La pizzeria è in una strada residenziale: piccolina, ma dai toni raffinati. Seconda lezione che imparo sulle abitudini coreane: l’acqua di rubinetto messa già a tavola ancora prima che possa chiederla, con free refill continuo. Invece non resto sorpreso da quello che vedo sugli altri tavoli: sapevo già che le abitudini coreane sono quelle di condividere il cibo, e infatti in tavoli con più persone la pizza arriva già tagliata con una spatola per servirla, e i piattini sono presenti a tavola sin dall’inizio. Quando mi hanno visto solo soletto, però, hanno avuto l’accortezza di chiedermi se la volessi intera. Anche qui una Margherita, anche qui piccolina, ma dall’impasto fenomenale e un’esplosione di sapori veraci: un livello davvero alto. Mentre scrivo queste righe so che il pizzaiolo che mi ha preparato la pizza se n’è andato per aprire un suo locale. Mi chiedo se sia cambiato qualcosa…
Baking Dough, Jongno, Seoul

Qui, più della pizza, ho trovato una storia. Attirato da un carinissimo edificio di tre piani con della legna esposta fuori decido di entrare. Questa volta chiedo una Margherita con chorizo, il salame piccante spagnolo. È una pizza molto semplice, saporita ma niente di eccezionale. Ma è la storia dietro che è rilevante: la giovane pizzaiola che mi ha preparato la pizza mi dice di aver imparato da suo padre, che a sua volta ha imparato guardando video online. E il piccolo palazzo lo ha progettato ed edificato lui stesso: il padre è un architetto. Pochi posti a sedere su due piani (il terzo saranno uffici), ma l’edificio si trova a ridosso del giardino del palazzo Changdeokkung, offrendo una vista stupenda su alberi e tetti antichi. Solo per questo merita la nosta visita.
The European, Suwon

Il nome, e il claim di offrire “cucina europea” fa sorridere… fino a quando non pensi che anche qui in Europa abbiamo ristoranti di cucina asiatica, che vuol dire tutto e niente. Ma questo locale mi ha attirarto non tanto per le foto di canotti estremi ed eccessivamente leopardati, quando per la creatività dei topping usati, con abbinamenti apparentemente azzardati. Volevo qualcosa di diverso? E allora dovevo provare. Ordino la pizza più grassa che ci sia, con fiordilatte, salmone, e una crema bianca che purtroppo ho dimenticato perché, nella fretta dell’ultimo ordine, ho dimenticato di fare la foto alla lista di ingredienti. Ma posso dirvi che la pizza è stata una sorpresa sorprendente: il cornicione paffuto che temevo fosse crudo e difficile da masticare era di una leggerezza sublime; e la combinazione di sapori grassa, sì, ma per niente pesante, anzi molto delicata. Il locale è difficile da mancare: è proprio a due passi dal palazzo reale di Haenggung, una delle due attrazioni principali di Suwon assieme alla fortezza Hwason.
Papero, Jeju City, Jeju
L’isola di Jeju, oltre a essere una delle destinazioni preferite dai turisti in Corea, per noi napoletani ha anche una particolare rilevanza: è infatti il luogo in cui nel 2017 si è riunita la commissione UNESCO per decretare l’arte del pizzaiuolo napoletano Patrimoio dell’Umanità. E io cosa ho fatto per festeggiare? Ho scalato la montagna più alta di tutta la Corea: l’Hallasan, un vulcano spento, proprio come il Vesuvio.
Ma torniamo alla pizza. Anche sull’isola, cercando su Google “pizza napoletana”, mi sono stati restituiti vari risultati. Non tutti all’altezza, e infatti le uniche due pizzerie che mi attirassero davvero erano la Pizzeria Philia e Jepoli. Ma c’è una terza pizzeria che ha catturato la mia attenzione: per il nome, ma soprattutto per la posizione, più facile da raggiungere. Papero, nella capitale Jeju City (e in una zona anche molto ricca).

Si vende come pizzeria e trattoria italiana, e ti “obbliga” a prendere almeno un drink con il tuo pasto, alcolico e analcolico: il ristorante nasce come wine bar, e rimangono aperti come tali fino a mezzanotte anche dopo aver chiuso la cucina. Si tratta di un luogo piccolino e elegante, con pochi tavoli e un bancone: e infatti, per assicurarsi un posto, occorre prenotare con almeno un paio di giorni d’anticipo. Persino le palline di pizza sono contate, e il menù invita a non prendere più di una pizza a testa (ma io l’ho fatto, fortunatamente ne avanzavano ancora). Nonostante l’ambiente raffinato del locale, c’è un’atmosfera molto casalinga, con la cucina situata proprio nel centro della sala, a vista, e le pizze cotte in due forni Roccbox. Ho fatto una lunga chiacchierata con uno dei due titolari, Young-Rok Kim, e la loro pizzeria merita sicuramente un articolo più approdondito.
Aledang, Inkseon-dong, Seoul

Inkeson-dong è uno dei villaggi hanok più popolari della capitale: quei quartieri con le case coreane tradizionali, spesso adibite a negozi, caffè o ristoranti. Avevo adocchiato il menù atipico di Aledang fin dalla mia prima visita ed è per questo che, tornando a Seoul alla fine del mio viaggio, ho deciso di visitarlo. Oltre alla location nell’hanok, tre sono le cose che mi avevano colpito: le pizze dalla forma ovale (tipo pizza alla pala); le combinazioni di ingredienti locali (ho visto pizze con foglie di perilla e carne bulgogi); e il fatto che servissero birra artigianale del posto. Non bevo birra, ma in nome dell’esperienza completa ne ho ordinata una, ed era molto fruttata e rinfrescante. Sulla pizza, ho cercato di non sperimentare troppo: una quattro formaggi condita con marmellata di hallabong, un agrume tipico dell’isola di Jeju. Una classica pizza dal contrasto dolce-salato, proprio come piace ai coreani. Cotta in forno elettrico, ma con la maculatura e la tenacità di una napoletana. Devo dire che sono rimasto molto soddisfatto.
Bonus: Nuvola Pizza, Gwangalli, Busan
Aggiungo una pizzeria che non ho provato. Esattamente. Purtroppo ho scoperto troppo tardi, nella mia seconda e ultima sera a Busan, la pizzeria Nuvola, vicino alla spiaggia di Gwangalli. Nonostante ciò, non potevo non menzionare nel mio elenco la seconda città più grande del paese: un posto fantastico e irreale. E allora il mio bonus è un consiglio: l’app Naver, che in Corea sostituisce Google Maps, vi segnala sempre gli orari di ultimo ordine per qualsiasi attività. Assicuratevi di sedervi a tavola prima che si raggiunga quell’orario, perché quello di chiusura potrebbe essere anche un’ora dopo, ma serve alla cucina per le pulizie e a servire quelli che sono già a tavola. In ogni caso, stando a vedere le foto online, sembra una pizzeria meritevole: se qualcuno ci va, mi faccia sapere.
Ari-bonus: l’ultima pizza coreana

Essì, proprio coreana: l’idea che hanno di pizza da queste parti. Una cosa che avrei voluto fare era provare almeno una pizzeria di qualche locale o catena del posto. Ma mi sono trattenuto, sempre col concetto che prediligevo la cucina locale e, se pizza doveva essere, che fosse almeno una pizza dagli standard italiani. Fortuna ha voluto che nella mia ultima sera a Hongdae – proprio nella zona di Spaccanapoli, che non ho provato – sono entrato in un listening bar, e ho conosciuto una coppia di coreani. Ora, con i coreani è impossibile non fare amicizia, perché saranno quasi sempre loro a rivolgerti la parola e offrirti da bere. In questo caso, uno di loro, quando ho visto il mio profilo Instagram di pizza, mi ha detto “devi assolutamente provare la pizza coreana”. Detto fatto, parte l’ordine a una pizzeria vicina. Quello che mi arriva è un mappazzone che non saprei nemmeno descrivere negli ingredienti. Ma, posso dire una cosa? Era buono. Sapeva di compagnia. Quella che per l’appunto porta a condividere i pasti e degli sconosciuti a offrirti la cena (chiaramente non sono riuscito ad andare oltre la seconda fetta). Peccato non essermi segnato il nome della pizzeria, ma va bene così: quello che conta è il momento vissuto.
Ed è qui che chiudo il mio reportage sulla pizza in Corea. Un resoconto corto rispetto alla mia permanenza, lo so, ma ho preferito così. Il paese è là, come sempre, pronto ad accogliermi ancora una volta quando tornerò, con la sua carica di energia, pizze napoletane ma anche un po’ bislacche. E io non vedo l’ora di provarne tante altre.
감사합니다, 대한민국
Per conoscere di più sul mio viaggio in Corea, guarda le mie storie su Instagram qui e qui.
