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IFratelli, Dijon: pizza napoletana nel cuore della Borgogna

di Giuseppe A. D'Angelo

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Quando dico che la pizza napoletana si sta diffondendo capillarmente in tutta Europa non scherzo mica. La mia lista di pizzerie da provare (che mai esaurirò) comprende un nutrito numero di locali in paesini e cittadine in diversi stati d’Europa. Organizzare una visita in ognuno di questi luoghi è difficile, quando si tratta di piccoli centri non è certo così facile come nelle capitali, comodamente raggiungibili in aeroporto.

E poi capita che invece io mi trovi a visitare una città dove non ero mai stato prima e, preso dalla mia maniacale ricerca che non risparmia neanche un posto, dò uno sguardo online per vedere se da qualche parte qualcuno abbia deciso di intraprendere il business della napoletana. Ed è esattamente quello che mi è capitato a Dijon, lo splendido comune della Borgogna noto per la senape e i tetti piastrellati.

IFratelli è la pizzeria napoletana di Dijon (o Digione, per dirla in italiano) che ha catturato la mia attenzione e mi ha spinto per una lunga passeggiata fuori dal centro. La pizzeria infatti si trova ben lontano dalle stupende architetture gotiche, ed è posizionata vicino a un più prosaico centro commerciale nei pressi di una statale. Ciò nonostante, non sembra essere così fuori mano, dal momento che mio arrivo la sala è quasi piena, tavoli all’aperto compresi, e faccio fatica a sedermi. Ma riesco ad accaparrarmi un posto e a ordinare la mia Margherita.

Ed eccola lì, la mia pizza. Estericamente gradevole, con qualche difetto di stesura (maggiori bolle e maculature in alcuni punti, e ammaccature piatte in altri) ma nel complesso non male. Il moderato cornicione al tatto mi si offre friabile, mentre al morso un po’ pienotto. Così come le fette, che al taglio mostrano una base non proprio sottile. Nonostante ciò, il disco è morbido e leggero. E molto saporito, sia nella parte dell’impasto, che in quella dei condimenti: la salsa di pomodori pelati versata in abbondanza arricchisce il piatto con un sapore deciso, peccato che invece il fiordilatte si presenti più blando nel confronto.

Riesco a fare una chiacchiera con uno dei titolari del locale, uno dei due fratelli per l’appunto. Il suo nome è Arnaud, e la cosa che mi colpisce è che parla per metà francese e per l’altra… napoletano! Lui e suo fratello Dominique sono infatti figli di una famiglia napoletana immigrata in Francia, e l’italiano non lo hanno mai imparato. Ma si sa, la lingua partenopea è molto più potente e radicata nel tessuto familiare, si impara prima dell’idioma nazionale ufficiale e ci segue dappertutto.

Al momento in cui mi sono recato io, la pizzeria aveva già due anni di vita. L’idea è stata passata ai fratelli dallo zio, evidentemente anche lui dalle origini meridionali, che li ha spinti ad aprire. Ed è così che i due hanno effettuato il loro ritorno alle origini, recandosi a Napoli per imparare le basi del mestiere. Non che siano loro, comunque, ad ammaccare al banco, dal momento che al forno a legna ho trovato invece un attempato pizzaiolo italiano all’opera.

Ma i due si occupano dell’impasto, che sono riuscito a farmi descrivere con qualche difficoltà: Arnaud, probabilmente pensando potessi essere un pizzaiolo intento a rubargli il mestiere, ha mostrato più di una reticenza nel parlarmene (evidentemente a Napoli hanno appreso anche la diffidenza tipica dei pizzaioli della vecchia scuola). Solo quando gli ho detto che il mio intento era scrivere un articolo mi ha finalmente rivelato il suo metodo di lavoro: un diretto realizzato con mix di farine Caputo maturato 24 ore. Per quanto riguarda i prezzi, la pizzeria si attesta sugli standard francesi: la mia Margherita mi è costata €10.

Da IFratelli me ne vado portandomi un’esperienza nel complesso positiva, e soprattutto con la soddisfazione di aver scovato un altro angolo di napoletanità in una cittadina europea. Quanto tempo passerà prima che cominceremo a vedere spuntare anche il nome di questa pizzeria in qualche classifica o associazione italiana?

PARTENOMETRO

HOT: una pizza i cui punti di forza sono maggiori dei suoi difetti. L’impasto è risultato un po’ gommoso, ma in sostanza leggero. Gli ingredienti non hanno avuto tutti la stessa incisiva presenza, ma nel complesso la pizza è risultata saporita e godibile. Insomma, si può migliorare, ma siamo di fronte a un prodotto tradizionale e discreto.

IFratelli, 10 Avenue de Dallas, 21000 Dijon, Francia

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