Paris Pizza Tour

10-11 maggio 2017: due giorni a visitare Parigi, la capitale della pizza napoletana in Francia. Ci credereste? All’inizio neanche io. Ma grazie all’organizzazione di quello che è stato il mio terzo Pizza Dixit On Tour ufficiale mi si è aperto un mondo. E se pensavo che Londra fosse la capitale europea della pizza napoletana al di fuori dell’Italia, devo dire che la Ville Lumière le tiene testa, e di brutto anche.

Ma andiamo con ordine. Come nasce questo pizza tour? Qualche tempo fa lessi il nome di un pizzaiolo napoletano che stava facendo furore a Parigi (tempo al tempo, vi dirò più avanti di chi si tratta). L’argomento mi ha incuriosito, anche perché ero appena agli inizi della mia avventura con questo blog, per cui mi dissi: “prima o poi andrò a Parigi a mangiare la sua pizza”.

Capitò poi che un amico pizzaiolo, Giacomo Guido partecipò all’evento Le Strade della Mozzarella a Parigi: al suo ritorno, mi feci suggerire qualche pizzeria napoletana degna di questo nome. Lui me ne fece quattro. Avevo quindi già un discreto carnet di pizzerie da provare in un viaggio di due giorni, il massimo che mi potevo permettere per impegni lavorativi.

Fu così che arrivò il giorno in cui prenotai il biglietto per Parigi. Convinto che in due giorni sarei riuscito a provare tutte le pizzerie, due a pranzo e due a cena. Cominciai a fare un po’ di ricerche e scoprii una cosa: una delle pizzerie che mi erano state suggerite era in realtà parte di una catena che ne contava addirittura cinque! Improvvisamente il numero di opzioni schizzò in alto.

Mi venne poi il dubbio che potevano esserci molte altre pizzerie indipendenti che potevo non aver considerato. Fu così che decisi di rivolgermi a una risorsa utilissima: il gruppo Facebook di Pizzaioli su Parigi. Dopo aver lanciato un appello chiedendo loro di suggerirmi qualche nome, ricevetti una risposta massiccia: numerosi pizzaioli mi suggerirono diversi nomi che, secondo loro, dovevano entrare di diritto nel mio tour. Riuscii a contattare anche molti di loro personalmente e a ricevere diversi inviti in vari locali.

Tale risposta mi aveva entusiasmato, ma allo stesso tempo anche creato qualche problematica: perché i nomi di pizzerie che avevo raccolto erano diventati quasi una ventina! Tutte, almeno sulla carta, meritevoli di essere provate. Ma come si fa in soli due giorni?

Anche in questo mi sono venuti in aiuto i consigli e pareri personali di molti pizzaioli di quel gruppo. Sono riuscito a selezionare e scremare seguendo diversi criteri. Nonostante in realtà, quelle pizzerie avrei voluto provarle tutte. Per cui, prima ancora di partire, avevo già preso una decisione: questo non sarebbe stato il mio unico Paris Pizza Tour, ma ce ne sarebbero stati molti altri!

Eh sì perché, mi dispiace ammetterlo, ma ho sottovalutato l’impresa. Ero partito con l’idea di provare almeno quattro pizzerie, certo, ma sulla mia pagina Facebook facevo persino lo sbruffone, dicendo che sarei riuscito a provarne anche cinque o sei. Ma non avevo fatto i conti con un dettaglio: gli orari di apertura dei locali parigini.

Troppo abituato (diciamo pure viziato) all’orario continuato di quasi tutti i ristoranti di Londra, mi sono trovato di fronte a un grosso problema organizzativo: purtroppo, al mio arrivo a Parigi, non avevo ancora la selezione definitiva dei locali dove volevo andare e in che ora della giornata. La mia scelta finale per cui è ricaduta sugli unici nomi di cui avevo certezza, e per gli orari mi sono basato sulla mia situazione logistica (in soldoni: spostamenti a piedi o in metro).

Per chiuderla in breve: ho terminato il mio Paris Pizza Tour con tre pizzerie assaggiate. Un numero inferiore rispetto a quello che mi ero preventivato. Ma, in termini qualitativi, la scelta è stata eccellente: perché sono rimasto estremamente soddisfatto di tutte le pizzerie in cui ho mangiato. Al momento in cui scrivo, questo è stato il tour di maggior successo.

Non solo: sono riuscito ad avere un’ampia panoramica su quello che è lo stato attuale della pizza napoletana a Parigi. Un mondo fatto di innovatori e sperimentatori, dove c’è sì spazio per la pizza classica, ma in cui l’attenzione di molti è focalizzata sul prodotto gourmet. Da quel poco che ho visto, anzi, il salto è stato quasi immediato. E, se ci si riflette, ha senso, visto che ci troviamo nella capitale del fine dining e dell’haute cuisine.

Ma il dato che più mi ha sorpreso è un altro: due dei pizzaioli con cui ho avuto a che fare non sono nemmeno napoletani. Ma hanno abbracciato la cultura della pizza riuscendo pienamente a comprendere il tipo di prodotto odierno, e proiettandolo verso il futuro. Un trend che avevo già visto a Londra, e che qui mi sembra addirittura estremizzato.

Dopo questa introduzione, mi sembra arrivato il momento di parlarvi delle tre pizzerie che ho visitato, ricordandovi che per ognuna di queste seguirà un post individuale e dettagliato. Ma prima vorrei ringraziare di nuovo tutti i pizzaioli che mi hanno dedicato il proprio tempo, sia online che dal vivo, prodigandosi in consigli e fornendomi il loro punto di vista sulla realtà parigina. E soprattutto, un grazie di cuore a tutti quelli che mi hanno invitato nelle loro pizzerie ma che non sono riuscito ad andare a trovare. Conto di farlo nei prossimi pizza tour a Parigi.

E ora via che si comincia!

Giorno 1, pranzo: Tripletta, Belleville

La prima pizzeria che ho visitato a poche ore dal mio arrivo alla Gare du Nord è un nome che sbucava costantemente tra i vari suggerimenti ricevuti. La pizzeria Tripletta si trova nel quartiere di Belleville, non molto lontano dal famoso cimitero monumentale di Pere Lachaise. Avevo contattato Robi Belotti su Facebook, e lui mi ha risposto immediatamente invitandomi ad assaggiare il suo prodotto. Ma mai, dico mai, avrei immaginato tanta ospitalità.

Tripletta, pizzeria Belleville

Dopo avermi incontrato, Robi mi ha dedicato tutto il suo tempo raccontandomi la sua storia, il suo lavoro, le sue riflessioni sulla realtà della pizza a Parigi. Ma soprattutto ha insistito che provassi più di una pizza, partendo da una Margherita classica per propormi poi alcune sue creazioni gourmet: una Salmonata con pesto alla brontese e aglio rosso di Nubia; e una focaccia con prosciutto crudo di Parma 24 mesi, burrata pugliese e fichi sciroppati con peperoncino. Un totale di tre pizze, che ovviamente non ho mangiato per intero per permettermi le degustazioni, ma che in realtà avrei divorato una a una. Tre capolavori di una leggerezza inaudita e con prodotti d’eccellenza.

Giorno 1, cena: Bijou, Montmartre

Poteva mancare Gennaro Nasti? È lui il pizzaiolo che ha ispirato la mia curiosità sulla pizza napoletana a Parigi: con l’apertura del suo locale Popine ha fatto molto parlare di sè. Ma con chiunque parlassi, la risposta era sempre quella: se avessi avuto poco tempo a disposizione, lo avrei dovuto dedicare al suo secondo localte di recente apertura. Diciamo che è stato anche facile convincermi, dato che questa pizzeria si trova a Montmartre, un quartiere che ho già avuto modo di amare in passato (e sfido chiunque a non definirlo il luogo più bello di Parigi).

In una fresca serata primaverile, mi sono trovato a passeggiare tra turisti e residenti, accompagnato dalle delicate note jazz provenienti dai localini con musica dal vivo. Lì ho incontrato Bijou, una pizzeria che dall’esterno sembra un ristorante di gran classe, e ne conferma l’aspetto al suo interno, grazie a un ambiente elegante ammantato dalla luce soffusa delle candele.

Bijou, pizzeria Montmartre

 

Non ho avuto il piacere di conoscere Gennaro, assente quella sera. Ma ho potuto parlare molto con due persone. La cameriera che mi ha servito, di cui non faccio il nome perché mi ha chiesto l’anonimato; ma che meriterebbe tutto il credito per il servizio eccellente che mi ha reso, spiegandomi con un’accurata analisi il menù delle pizze classiche e gastronomiche. Io ho optato per quella del secondo tipo: una pizza con ragù e mozzarella di bufala.

La seconda persona è stata invece la responsabile del ristorante Simona Ena, fedele collaboratrice di Gennaro Nasti di cui ha fatto perfettamente le veci nello spiegarmi il tipo di prodotto che puntano ad offrire. E difatti, com’era la pizza? Superlativa! Ma descriververla in quattro righe qui non le renderebbe giustizia. Anche per questo post dovrete pazientare.

Giorno 2, cena: Simonetta, Quai de la Marne

Le prime due pizzerie sono riuscite a concentrarle nella prima giornata, ma la mia indecisione mi è costato il pranzo della seconda. Letteralmente: non solo non mi sono recato in nessuna pizzeria, ma non ho mangiato proprio niente. Ho preferito girovagare tra Montparnasse, i Giardini del Lussemburgo e l’Île de la Cité, prima di recarmi al Parc de La Villette per concludere il mio tour con la terza pizzeria scelta: Simonetta, su Quai de la Marne. Anche questo locale è di recente apertura, ma mi è stato consigliato da molti dei pizzaioli interpellati su Facebook, per cui ho deciso di dargli fiducia.

Simonetta, pizzeria Quai de la Marne

Fiducia ben riposta: lì mi ha accolto Cristian Molino, che mi ha fatto assaggiare una buonissima Margherita classica con aggiunta (su mia personalissima richiesta) di un’ottima mozzarella di Bufala. Cristian mi ha raccontato il suo metodo di lavoro e me lo ha fatto sperimentare facendomi degustare anche un paio di fette di una seconda Margherita realizzata con un impasto differente. Il mio rammarico è che non mi sia potuto trattenere più a lungo, perché di lì a poco avevo il treno che mi riportava a Londra. Anche qui, per i dettagli, vi racconterò tutto in un post dedicato.

Conclusione

Un tour viziato dalle mie pecche organizzative, ma che non ne ha assolutamente risentito in termini di qualità. Sono proprio contento delle tre pizzerie che ho scelto, ma ciò non significa che non ce ne saranno di altrettanto buone a Parigi. Vorrà dire che la Ville Lumière dovrà fare di nuovo i conti con me molto presto. À bientôt.